Relazioni dialogiche ed empowerment nel servizio sociale

Alberto VallarinDOI: 10.14605/LS82

Il contributo si propone di ripercorrere e brevemente delineare alcune prospettive di lavoro nel servizio sociale utili a valorizzare ciò che è propriamente umano nella persona vulnerabile così come nell’operatore stesso, allo scopo di intravedere nuovi orizzonti di senso nel lavoro sociale che riorientino la professione oltre le secche dell’individualismo che attanaglia la post-modernità liquida e che tende sempre più a immunizzare gli attori dalle relazioni sociali e a piegare la società verso imperativi funzionali che non tengono conto dell’uomo, con esiti già scritti di cui la cultura dello scarto rappresenta uno dei tanti esempi tangibili. Questo tentativo parte dalla premessa secondo cui occorre andare oltre una logica prestazionale del lavoro nei servizi, verso una prospettiva generativa di lungo respiro (ben interpretata, ad esempio, dal modello di welfare generativo di Fondazione Zancan). Tale ottica deve tener conto del valore intrinseco del dialogo nel quotidiano intervento professionale, ben valorizzato dalla filosofia dialogica di Martin Buber, dalla psichiatria fenomenologica di Eugenio Borgna e dalla teoria relazionale della società di Pierpaolo Donati, con un occhio di riguardo verso la prospettiva dell’empowerment così come letta e teorizzata da studiosi quali Donati e Folgheraiter, dalla psicologia di comunità e dalla pedagogia. L’articolo presenta alcuni brevi spunti, gocce in un oceano di teoria e pratica del servizio sociale, il quale da sempre si interroga su come valorizzare la persona, unica e irripetibile, con i suoi limiti ma anche le sue infinite risorse umane e relazionali.


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