La dimensione sociale nel percorso di fine vita

Gorgoni AntonellaDOI: 10.14605/LS60

Le molteplici vicissitudini che costellano le cronache quotidia-ne non sempre conferiscono piena dignità professionale all’azione dei tanti assistenti sociali che agiscono in modo congiunto con altri professionisti per favorire una reale umanizzazione del pro-cesso di accompagnamento del malato terminale. La seguente trattazione non parte dal presupposto di voler realizzare una puntuale disamina di natura bioetica sui temi scottanti legati al fine vita, ma piuttosto vuole soffermarsi sullo sguardo e sulla professionalità dell’operatore sociale coinvolto nel percorso di cura. Dopo aver inquadrato la tematica, facendo riferimento agli autori più accreditati, esamina i principi portanti di alcune fonti legislative nazionali ed europee e, focalizzando l’attenzione sulla dignità e sulla libertà, pone in evidenza l’importanza di rendere gli utenti protagonisti del proprio life planning. Viene, altresì, dedicato ampio spazio al perché e al come prendersi cura delle persone morenti facendo riferimento all’ars morientem curandi o all’arte del prendersi cura: costruendosi sulla capacità di creare relazioni di aiuto dal volto umano, sposta l’approccio operativo dal settoriale to cure all’olistico to care che, in questo partico-lare ambito, si traduce con la promozione delle cure palliative. Queste ultime, infatti, rappresentano una prassi caratterizzata dalla multiprofessionalità e dalla transdisciplinarità, attribuen-do all’assistente sociale, in qualità di esperto delle relazioni di aiuto e di garante della giustizia sociale, un ruolo determinante all’interno dell’équipe.


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