Questo condominio era un inferno

Mediare attraverso il lavoro di comunità

Un piccolo paese in Lombardia. Otto famiglie in un condominio. Cinque italiane e tre di origine marocchina. La convivenza non è facile. Così viene messo in atto un progetto di mediazione sociale. Coinvolgendo i diretti interessati. Che si impegnano e trovano il modo per porre fine a litigiosità e conflitti. L’esperienza sarà raccontata al Convegno Erickson “Comunità è partecipazione” in programma a Trento il 26 e 27 maggio 2017.

Un condominio di edilizia popolare, situato in piccolo paese della Lombardia, con otto nuclei familiari, di cui cinque di origine italiana e tre di origine marocchina, caratterizzato da un alto livello di conflittualità: è il contesto socio-culturale in cui la cooperativa sociale “La Casa davanti al sole” realizza un particolare progetto di mediazione sociale, in raccordo con i servizi sociali del Comune di riferimento. Un progetto di cui si parlerà – assieme a tanti altri – al Convegno Erickson “Comunità è partecipazione”, in programma a Trento il 26 e 27 maggio 2017.

In che modo, in questo contesto, si rende necessario un intervento di mediazione? Le famiglie residenti nel condominio si erano rese protagoniste di una serrata lotta di natura etnico-culturale, in cui le famiglie marocchine lamentavano un atteggiamento razzista da parte delle famiglie italiane, mentre le famiglie italiane rimproveravano a quelle marocchine la poca cura degli spazi comuni, il rumore e il sovraffollamento delle abitazioni. Nell’ultimo periodo, il conflitto era divenuto talmente acceso da rendere necessario l’intervento da parte delle forze dell’ordine.

Nel tentativo di arginare la conflittualità e prevenire altre possibili situazioni di tensione, viene messo in campo così un progetto di mediazione che prevede il coinvolgimento diretto delle famiglie interessate.
Nella prima fase del progetto, gli operatori iniziano a conoscere i condòmini e ad approfondire il contesto di riferimento, individuandone difficoltà ma anche risorse.
In occasione del primo incontro con gli operatori sociali, le famiglie mostrano un atteggiamento positivo, dichiarandosi disponibili a partecipare al progetto in vista della finalità congiunta di un miglioramento del proprio contesto di vita.

Nella seconda fase progettuale, gli operatori prendono in esame le informazioni raccolte, mettendo in evidenza i nodi critici e gli aspetti positivi riportati dalle famiglie.
Dati l’elevato livello di conflitto e la poca fiducia nel cambiamento della situazione da parte dei residenti, si decide di ricorrere a una particolare tecnica di mediazione, di origine finlandese, denominata «Dialoghi sul futuro».
Questa tecnica prevedere di proiettarsi in un futuro migliore, in cui la situazione di difficoltà si immagina già risolta, e di ragionare a ritroso su quanto abbia favorito la risoluzione positiva del conflitto. Immaginarsi in un futuro più sereno, riducendo tensioni e ansie, fa diminuire il rischio di rimanere «intrappolati» in un presente di forte litigiosità e conflitti.

Durante l’incontro, i facilitatori chiedono a ciascuno dei partecipanti, partendo dai condòmini, di immaginarsi nel futuro stabilito e, come previsto dalla metodologia adottata, di provare a rispondere a domande come: Cosa hai fatto per arrivare a questa situazione di maggior benessere? Chi ti ha aiutato? Come?
Come previsto dalla tecnica dei «Dialoghi sul futuro», l’incontro si conclude ritornando al presente, con la stesura partecipata di un piano di intervento in cui si decide chi farà cosa, con chi e con quali tempi, nel prossimo futuro, per migliorare la situazione di vita nel condominio. Il programma viene scritto e consegnato a tutte le famiglie. Durante l’incontro, si decide di fissare un momento di monitoraggio successivo per verificare l’andamento del progetto e gli impegni presi da ciascuno dei presenti.

Nella fase “operativa” successiva agli incontri, gli abitanti mostrano fin da subito di rispettare gli accordi presi, attivandosi per realizzare i lavori di manutenzione e pulizia concordati. A distanza di qualche mese si tiene poi, come previsto, un momento di verifica, che si svolge in un clima di collaborazione tra famiglie, da una parte, e operatori, dall’altra, per ragionare insieme su quanto fatto e ipotizzare possibili soluzioni su quanto ancora rimane da fare.

Al termine di questa sperimentazione, l’utilizzo della tecnica dei «Dialoghi sul futuro» si rivela decisamente positivo, sia come strumento per gestire situazioni altamente conflittuali, che come strumento per incoraggiare il senso di responsabilità di ciascuno per promuovere il cambiamento desiderato. I protagonisti del progetto saranno presenti al Convegno Erickson “Comunità è partecipazione”.

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